31/05/2009

Il nostro progetto

Quest’anno con il progetto d’Istituto abbiamo scoperto e imparato che anche i bambini hanno dei diritti che gli adulti devono rispettare: il diritto alla salute, il diritto allo studio, a vivere in un clima di pace,…

…all’uguaglianza, ad esprimere la propria opinione, ad avere il necessario per vivere… e mi fermo qui perché i diritti dei bambini sono tanti, sono ben cinquattaquattro!

Questi diritti sono stati decisi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite; cioè numerosi paesi hanno deciso di obbedire alle stessi leggi per garantire a tutti i bambini del mondo una vita serena.

Tra tutti i diritti noi abbiamo scelto di approfondire il diritto al gioco e ci siamo trovati proprio tutti d’accordo su questa decisione.

Abbiamo discusso, litigato, ragionato, confrontato le nostre idee e le nostre esperienze ed è risultato che a noi piace giocare soprattutto all’aperto.

Purtroppo a Terracina i giardinetti pubblici dove andiamo a giocare non sono molto puliti e i giochi sono anche pericolosi, perciò guardandoci negli occhi ci siamo detti: ”Ma perché non lo costruiamo noi un parco giochi?”

Così è cominciato il nostro percorso. Divisi in gruppi abbiamo progettato il nostro parco, abbiamo disegnato momenti di gioco, le attrezzature ludiche, i particolari del parco come la porta d’ingresso, i bagni…

Nel cartellone potete, infatti, ammirare tutti i nostri lavori che poi sono serviti per realizzarne uno collettivo; abbiamo attuato il motto “tutti per uno, uno per tutti”.

Ad esempio sette alunni hanno disegnato lo stadio, ma alla mostra ne vedrete solo uno dove c’è stato riportato un particolare di ognuno; questo sistema è stato seguito per tutti i cartelloni.

Quando abbiamo visto che i disegni andavano bene è iniziata la fase di costruzione. Non ci sembrava vero!

Il mercoledì pomeriggio la nostra aula si trasformava in un laboratorio: chi disegnava, chi dipingeva, chi lavorava con il das, chi con il cartone e i cartoncini.

Così, un poco per volta, abbiamo costruito i vari elementi che servivano per realizzare il plastico, cioè il parco in miniatura. Ci siamo sentiti un po’ costruttori, un po’ muratori, un po’ ingegneri, molto fieri di noi stessi.

Beh, a volte ci siamo sentiti anche scontenti perché qualcosa era andato storto e bisognava rifarlo, ma non ci siamo mai persi d’animo.

Non è stato sempre facile, però noi ci siamo impegnati tanto, abbiamo sudato sette camicie, ma ora siamo soddisfatti del risultato ottenuto e non vediamo l’ora di mostrarlo ai nostri genitori.

Quando abbiamo sistemato tutti i pezzi e il plastico era finalmente lì, davanti ai nostri occhi, quasi quasi non ci credevamo: sembrava un vero parco giochi e l’avevamo costruito proprio noi, con le nostre mani.

Ma soprattutto abbiamo usato solo materiale di recupero, perciò questo progetto è a costo zero e, con la crisi che c’è, non è cosa da poco. Però per noi è veramente prezioso.

Ecco, noi abbiamo un sogno nel cassetto: quello di avere un parco giochi tutto per noi e lo abbiamo chiamato “L’isola che non c’è” perché per ora non esiste veramente.

Abbiamo scritto anche una lettera al sindaco di Terracina con la speranza che ci possa accontentare e aiutarci a crescere contenti, a diventare grandi attraverso il gioco che mantiene sempre giovani.

Tutto questo lavoro lo abbiamo svolto in circa due mesi e mezzo. Speriamo che ai nostri genitori piaccia e che possano essere orgogliosi di noi.

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